domenica 10 febbraio 2013

La principessa dei fiori -


Prefazione.


Il racconto che seguirà è formato da diversi capitoli, ogni persona o cosa è puramente casuale, tutto frutto di fantasia.
Il racconto inizia in una nota cittadina Ligure e si svilupperà in una grossa città della Francia,
tra realtà e fantasie avrà numerosi colpi di scena. 


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( 1° capitolo) - (Gerard.)



La mia vita è sempre stata caratterizzata da alti e bassi, momenti d'euforia e tanti altri d'angoscia, non so come è accaduto, ma in questa storia che racconto, all'improvviso ho perso tutto, moglie, figlio, lavoro e casa; è strana la vita, t'ubriaca con le sue bellezze e poi di colpo quando le luci riflettono tutto su di te, accade l'imprevisto che ti manda all'inferno...(la ditta dove lavoro fallisce, lasciando tutti i dipendenti disoccupati, a 50 anni chi mi assume?), in Italia le Leggi non ci proteggono, tutto il mondo si muove intorno ai giovani, le Leggi aiutano le ditte che assumono i giovani... (e noi?), noi siamo pronti al macero, prepensionamenti a quattro soldi, a volte nemmeno quelli...
(Cosa faccio sono confuso, intanto inizierò a prendere la disoccupazione o la mobilità, vedremo dopo gli eventi).
Dopo... già dopo; il tempo ha due fasi: la prima, quando non hai problemi, viaggia nella sua normalità e lo guardi attraverso l'orologio; la seconda, quando il tempo è contato com'è nel mio caso, vola in un attimo, ti accorgi che è trascorso quasi un anno, intanto la situazione non è cambiata, rimangono ancora un paio di mesi di disoccupazione e poi... spero sempre di trovare un lavoro.
Preso dai pensieri, mi scuote il suono del (drin)... il telefono chi sarà? 
"Pronto" 
"Ciao Piero, come stai è molto che non ci sentiamo" 
"Gerard, ma sei tu, quanto tempo è trascorso dall'ultima telefonata, sicuramente più di due anni"
"È vero, ma qui a Parigi la vita scorre veloce, spesso non troviamo lo spazio per telefonare ai vecchi amici, non pensare male, ma il lavoro occupa sempre la maggior parte della giornata e la sera siamo in famiglia! Però quando ci riuniamo a fare baldoria ti ricordiamo sempre, allora ci ritornano in mente i giorni della nostra gioventù"
"Deve essere bello fare baldoria lo so..."
"Che dici, non dirmi che hai smesso di fare baldoria, tu che eri sempre in prima fila!"
"È vero, ma i tempi cambiano, cambiamo anche noi, cambia anche la vita ed il modo di vivere"
"Ma dai, non essere negativo"
"Le cose non sono più come prima per me"
"Cosa vorresti dire, non stai bene?"
"No, la salute grazie a Dio va bene, il resto invece..."
"Invece cosa Piero?"
Così racconto tutto al mio amico, la vergogna nel raccontare spesso mi lascia senza fiato; intense emozioni t'invadono il corpo in questi casi, non sai se è giusto coinvolgere amici che non senti da qualche tempo, ma la disperazione a volte ti fa dire ciò che normalmente non diresti mai.
"Ascolta mi dice Gerard, domani sarò a San Remo per una riunione di lavoro, dopo passerò a trovarti e parleremo un po' di te e della tua situazione"
"Grazie ma non devi preoccuparti, ci vediamo per una birra se ti va, non abito più nella stessa casa che conoscevi tu, adesso vivo in una stanza in sub affitto, poi ti spiegherò".
"Va bene ci vediamo domani Piero, ciao", 
"D'accordo a domani". 




(2° capitolo) - (l'appuntamento).



Non è mai facile parlare di sé agli amici, si hanno sempre un'infinità di pensieri che s'incrociano e ti creano ansia, sono orgoglioso e non mi piace far vedere di aver bisogno, anzi, in questa fase, oserei dire (vivo in un dramma), con questa disperazione in corpo, confesso una parte di verità a Gerard, ma non avrei voluto.
Dovevo ancora cenare, (che parola grossa è questa), a pranzo una patata bollita e un po' di pasta così lo stomaco si riempie più facilmente, la sera è più triste, un tozzo di pane, un pomodoro e olive nere piccanti, da bere acqua dal rubinetto, mi riempie più del pane; nemmeno una sigaretta, ho smesso, almeno un po' di salute l'ho guadagnata, ma ho sempre quel desiderio dopo che ho finito di mangiare, (il caffè non so più cosa sia).
Seduto in poltrona, dopo cena, mi rimane per compagnia la lettura; amo leggere, non mi fa pensare i problemi e mi fa trascorrere il tempo in modo piacevole. Ho qualche libro da leggere, uno di fantascienza, uno d'attualità ed uno d'amore e fantasia.
Però stasera la mia lettura è interrotta dall'intensità della giornata, penso a domani, all'appuntamento con Gerard, non so cosa dirgli e con questo pensiero vado a letto, le mie seghe mentali mi masturbano tutta la notte, cosa ci posso fare, sono fatto così, la realtà che vivo mi fa vedere tutto ingigantito ed impossibile da risolvere.
La mia notte, mi ricorda quella trascorsa dall'innominato nei Promessi Sposi, quando sentì il bisogno di convertirsi, (ma io non devo convertirmi); alle prime luci dell'alba, dopo il travaglio della notte, mi rimetto in sesto per affrontare il nuovo giorno.
Chissà a che ora mi chiamerà, io non lo posso chiamare, ho il cellulare perennemente scarico e quei due euro che mi sono rimasti, li tengo custoditi come se fossero oro (li userò per telefonate estreme).
Sono già le quindici e nessuna chiamata, può darsi che si sia dimenticato e starà già tornando a Parigi, ma si, meglio così, non voglio sputtanarmi del tutto, ognuno di noi abbiamo la nostra vita e non posso coinvolgere gli altri.
Vago con i pensieri, sconsolato, esco dalla mia abitazione, attraverso una via stretta, le case sembrano cadermi addosso, mi avvolgono;la luce ombrosa di questo pomeriggio nuvoloso è pieno d'umidità, mi entra nelle ossa, mi crea brividi di freddo, ho un cappotto vecchio che mi copre fin sotto il ginocchio, mancano i bottoni, ad uno ad uno li ho persi tutti, come i miei anni, i guanti hanno le punte tagliate perché si sono bucati.
Immerso nei pensieri sento il suono del cellulare.
"Pronto"
"Piero ciao sono Gerarad"
"Ciao amico mio, pensavo fossi già tornato a Parigi"
"Ma dai, lo sai che avevo un appuntamento di lavoro, poi dovevamo vederci noi, io non mi dimentico degli amici" 
"Sì è vero, questo l'ho sempre saputo, è una dote che hanno poche persone"
"D'accordo, Piero dove ci possiamo vedere?"
"Vieni in Via Genova c'è il bar Principe ci vediamo lì tra venti minuti"
"Ok ciao"
"Ciao". 
Ansioso m'incammino verso il luogo dell'appuntamento, voglio arrivare puntuale, mi è sempre piaciuta la puntualità è un segno di rispetto nei riguardi del prossimo, lo so, tanti valori nel tempo si sono persi, ma io sono rimasto con quelle idee, per cui vado avanti per la mia strada con le convinzioni maturate nella vita.
Ecco sono arrivato, mi fermo fuori del bar e aspetto.
Puntuale anche lui, arriva e poi ci abbracciammo contenti di rivederci.

La proposta -



Entriamo nel bar e ci sediamo nella sala the. 
Incominciamo a discutere un po' di tutto, tralasciamo accuratamente e volutamente di parlare di me, lui è una persona molto sensibile, è cresciuto senza madre, è mancata all'improvviso, quando era un bambino, il padre fa il muratore, lavora sempre nei cantieri e non ha mai avuto il tempo da dedicargli; per fortuna siamo amici ed i miei genitori lo hanno trattato come se fosse un altro figlio regalandogli un po' d'affetto, prendendosi cura di lui, non è stata una bella giovinezza, è cresciuto in fretta, presto è diventato un uomo. Ha iniziato a lavorare a quindici anni presso un negozio di fiori, faceva il garzone consegnando i pacchi a domicilio, in breve tempo imparò tutto nel settore della floricoltura, un giorno insieme ad altri due amici hanno deciso di andare a fare fortuna in Francia, Gerard è un bel ragazzo, alto un metro e settantacinque, occhi verdi e capelli castani, un ragazzo dalle idee chiare, ha subito saputo cosa chiedere alla vita, un tipo spregiudicato soprattutto con le donne. In poco tempo la fortuna si accorge di Gerard e con sapienza si costruisce un'ottima posizione sociale.
Dopo circa mezz'ora che siamo nel bar, decidiamo di andare a casa, voleva vedere il mio alloggio, saliti in auto andiamo e dopo cinque minuti siamo giunti sotto il mio portone. 
"Ecco gli dico: siamo arrivati parcheggia".
"Bene scendi pure".
Entriamo in casa, (una stanza abbastanza ampia con angolo cottura ed un bagnetto mal ridotto) Gerard si rende subito conto di come vivo, è molto esperto e con garbo dice:
"La vita ci mette sempre alla prova, capisco le tue amarezze, penso a tutte quelle persone che vivono così da sempre, per loro il buio diventa avvolgente".
"È vero, vivere la vita in questo modo è demoralizzante".
"La differenza tra te e loro, sta nel fatto che vivono da sempre questa vita, non conoscono il vizio ed il lusso, non soffrono molto la diversità rispetto a te che hai avuto questo privilegio".
"Hai ragione".
"Piero, lo sai che il mio lavoro consiste nell'acquisizione e nella vendita di fiori, per questo motivo sono qui a San Remo, ho diversi fornitori importanti i quali mi fanno prezzi molto competitivi, per me questa città è molto determinante!".
"Capisco mio caro, sono molto contento per te". 
"Qui ho già un collaboratore da tanti anni, svolge mansioni importanti, infatti, lascio a lui l'acquisizione, però questa volta sono qui perché c'è un nuovo fornitore e ho trattato i prezzi personalmente".
"Spero che sei riuscito ad ottenere il massimo, conoscendoti non ho dubbi".
"si è andata bene, grazie".
"Mi accorgo delle tue difficoltà, ovviamente non sono indifferente, se tu mi permetti voglio farti una proposta di lavoro, ma non voglio una risposta istantanea, la prossima settimana sarò nuovamente qui e mi dirai cosa hai deciso, ho pensato di offrirti la possibilità di lavorare con me a Parigi, le tue mansioni le studieremo in secondo tempo, per me non è un problema inserirti nella mia Società, il dubbio per te è decidere di trasferirti a Parigi, per questo motivo voglio lasciarti il tempo di riflettere, devi pensarci bene, sono onesto con te, la vita in Francia è completamente diversa dall'Italia, non lo so se riuscirai ad adattarti ad una nuova realtà, perché una volta che hai deciso, tutto quello che hai qui, lo dovrai lasciare e se dovresti avere dei ripensamenti sarà difficile fare marcia indietro".
"Gerard, quello che dici ti fa onore, ti ringrazio a prescindere dalla risposta, solo un vero amico può offrirmi questa opportunità, la realtà è davvero critica, ti sono grato per la delicatezza che hai non chiedendomi niente, hai ragione devo pensarci bene non è una decisione facile, non per il lavoro, sono altri i motivi che mi fanno pensare; in ogni modo valuterò bene tutto, così la prossima settimana ti dirò cosa ho deciso; voglio fare una cosa, vedi quel vaso sul tavolo, ha un bel fiore che mi piace molto, l'ho piantato con tanto amore e mi fa compagnia quando sono in casa, lo curo sempre e ci sono molto affezionato, voglio che lo porti con te a Parigi, se mi trasferisco, me lo restituisci e lo terrò in salotto, diversamente lo regalo a te per ricordo".
"Bene restiamo d'accordo così, ci vediamo la prossima settimana ciao, devo andare è tardi".
"Ciao e grazie per tutto".

La scelta -



Una settimana trascorre velocemente, devo fare una scelta troppo importante, non é facile; se la risposta coinvolge solo il lavoro non ho nessun dubbio, sono disoccupato quindi è scontato scegliere di trasferirmi per lavoro, ma non è solo questo che mi obbliga a delle riflessioni.
Ho un figlio, si chiama Angelo, ha 23 anni, ormai è un uomo, è alto un metro e ottantacinque centimetri, magro, un bel ragazzo un po' timido; è fidanzato da qualche anno con Giulia una ragazza di vent'anni, non è bellissima però è simpatica ed è innamorata, ci sa davvero fare, infatti è riuscita a farsi voler bene al punto che da poco si sono trasferiti e convivono in un alloggio vicino casa mia, nonostante questo il nostro legame è solido, ci vediamo tutti i giorni. Sono ancora acerbi ed hanno sempre bisogno di me. Una parte dei ragazzi di oggi evitano di sposarsi, scelgono la convivenza, più facile e più pratica, oltretutto ci sono meno spese; è come una prova prematrimoniale, in questo modo, stabiliscono più facilmente se continuare o meno la vita in comune. Se il loro rapporto è ben condiviso, col trascorrere del tempo, trasformano questa convivenza in matrimonio, diversamente non costa niente separarsi. 
Devo pensare a trasferirmi a Parigi, (era il mio sogno da ragazzo), trent'anni fa tutte le porte si sarebbero aperte davanti alla mia giovinezza ed alla mia fisicità esplosiva, ho avuto alcune amicizie femminili interessanti con donne straniere, con loro ho migliorato la conoscenza della lingua e del loro modo di vivere, questi ricordi hanno sempre stuzzicato il mio essere uomo, mi affascina l'idea di vivere in questa città romantica ed allo stesso tempo trasgressiva; oltre per il lavoro, anche questo motivo pur se banale, mi fa scegliere il trasferimento nella capitale Francese, dovrò nuovamente studiare un po' di lingua straniera, a 50 anni è un sacrificio, ma lo faccio volentieri, mi consentirà di comunicare meglio.
Devo lasciare libero l'appartamento dove vivo, quei pochi mobili che ho, li lascerò sotto forma di pagamento, per non aver dato disdetta d'affitto nei termini di legge, gli ultimi sacrifici della mia vita rimarranno qui insieme ai miei ricordi legati a loro, se ci penso mi assale la tristezza, non per i mobili bensì a come è cambiata la mia vita in un attimo.
È difficile immaginare come si diventa impotenti di fronte a situazioni in cui tu non hai nessuna difesa per sfuggire ad un destino segnato col fuoco.
I giorni passano ed i pensieri sono sempre questi, la mia speranza è che all'improvviso possa trovare un lavoro qui, ma all'ufficio del lavoro non c'è mai una richiesta che possa interessarmi, siamo giunti a metà settimana e fra tre giorni Gerard sarà nuovamente qui e dovrò dargli una risposta.
Devo parlare con Angelo, sentire cosa pensa di questa proposta ed avere il suo parere, stasera andrò a trovarlo e ne discuterò senza imporre il mio punto di vista.
Mi auto invito a cena, cerco di creare l'atmosfera giusta, a tavola però non dico niente, non voglio rovinare la cena, immagino che non sarà una discussione semplice, lui è molto legato a me, la madre la incontra poche volte, l'ho cresciuto io, quindi il suo affetto è riversato di più su di me, dopo cena ci spostiamo in salotto, una camera ampia con mobili stile moderno,
un divano tre posti, due poltrone un tavolo a centro camera e sei sedie intorno al tavolo, poi ci sono dei mobili bassi accostati alle pareti, un impianto stereo e il televisore, ci sono anche dei quadri alle pareti ed uno specchio grande che prende quasi tutta la parete di fronte la porta della stanza; mi piace questo arredamento, mio figlio lavora presso uno studio di commercialisti, fa il ragioniere ed è molto impegnato, mentre la sua ragazza lavora presso un negozio di parrucchiere per donna, anche lei molto impegnata tutto il giorno; quindi, entrati in salotto iniziamo a discutere.

"Angelo, ti devo parlare"
"Dimmi, cosa c'è?"
"Conosci la mia situazione, non riesco a trovare lavoro e tra due mesi non prenderò più la disoccupazione, per cui non avrò più alcuna entrata economica, non ti nascondo che sono angosciato e preoccupato per questo motivo"
"Lo so papà, posso fare poco, ma se vuoi puoi sempre venire a vivere con me, te l'ho sempre detto lo sai"
"Lo so, ma non è questa la soluzione al problema, probabilmente sarebbe peggio per entrambi"
"Ma cosa dici, non sarai mai un problema"
"Ti ringrazio, ma stasera sono qui perché volevo dirti che ho ricevuto una proposta di lavoro"
"Davvero ma è una bella notizia!"
"Si però, c'è un problema"
"Cosa c'è che frena il tuo entusiasmo?"
"Mi devo trasferire a Parigi!"
"Ma come farai! Dove dormirai, soldi non ne ho lo sai, noi abbiamo sempre vissuto insieme, pensare di non vederti per tanto tempo, mi rende triste"
"Anch'io lo sono, sai quanto ci ho pensato, se non ho ancora dato una risposta è per questo motivo"
"Ma non è solo questo, lì non conosci nessuno, prima che ti ambienti ci vorrà del tempo è tutto complicato, non sei più un ragazzo, dimmi: che lavoro dovresti fare?"
"Quello che dici è vero parzialmente, ti ricordi di Gerard, quel mio amico d'infanzia che vive a Parigi, insieme a lui ci sono altri due amici che non conosci; lui mi ha proposto di lavorare presso la sua ditta a Parigi, inoltre mi darebbe un appartamento ammobiliato in affitto, quindi tutti i problemi di ambientamento non ci sono, però il mio cuore rimane qui con te"
"Davvero Gerard ti assume, ma è una notizia bellissima! lo so che non sarai qui con me, ma se Gerard ti da il permesso puoi venire a trovarmi spesso, può darsi che col tempo ti potrà far trasferire qui a San Remo, accetta papà!"
"Amore, ero preoccupato per te, sai sempre tranquillizzarmi, grazie".
Così senza accorgermi si è fatto tardi, bacio Angelo, Giulia e torno a casa risollevato da questo pensiero, ma la tristezza è custodita nel cuore, un padre è sempre turbato da tante preoccupazioni, ma questa volta devo pensare al mio futuro allontanarmi da lui è inevitabile.

- la mamma di Angelo



Seduto vicino la stufa, prendo il libro che ho iniziato a leggere qualche giorno fa, la lettura mi tranquillizza rendendomi sereno, sembra di uscire della realtà e viverne una diversa. Sporadicamente m'immedesimo nella storia che leggo, spesso mi sembra di vivere le emozioni che l'autore trasmette.

Qualche volta però mi capita di addormentarmi senza accorgermi, sarà l'età, sorrido sottilmente, immaginando la faccia che farebbe qualcuno vedendomi in questa situazione.

Quando riapro gli occhi è l'alba, la luce attraversa i vetri, mi alzo e mi avvicino alla finestra, prima mi stiro come i gatti(dormire sulla poltrona non è comodo). Le ombre della notte si allontanano lentamente, nello stesso momento gli uccelli fischiettano alzandosi nel cielo, poi c'è quel corvo che tutte le mattine si fa sentire e non la smette mai fin quando non gli do da mangiare qualche mollica di pane; eccezionale il risveglio della natura avvisa tutti dell'arrivare del giorno. Dopo una decina di minuti inizio a sentire il rombo delle automobili che si mettono in moto, ci sono anche quelle che trovano difficoltà perché troppo fredde; se guardo l'alba sento il rinascere del giorno, il miracolo della natura che si rinnova sempre allo stesso modo, magari cambia il panorama in base al tempo, ma la gestualità degli uomini in parte è sempre simile.
Preso da questi pensieri mi sovviene ciò che ho deciso di fare oggi, il tempo scorre veloce e quindi devo fare tutto in fretta, oggi dovrò parlare con la mamma di Angelo la mia ex moglie.
Claudia, una donna quarantacinquenne ancora bellissima. Ci eravamo conosciuti da bambini, "per me fu subito Amore" lei sorella di un mio compagno di scuola, non è molto alta, capelli castani un fisico asciutto ben modellato, fianchi stretti e gambe che si lasciano guardare, anche il lato B non dispiace, gli occhi grandi e rotondi come i fari di una torpedo blu luminosi che quando la guardi in profondità, rimani incantato, non si può fare a meno che restarne affascinati, ma... oggi allo stesso modo di tutte le altre volte che m'incontro con lei, mi trovo in imbarazzo, soprattutto adesso che vivo questo status vite di disagio, lei è sempre stata una donna che trova da ridire sempre su tutto soprattutto nei miei riguardi, non lo fa di proposito è la sua natura, un difetto che mi ha sempre dato fastidio, però nonostante queste incomprensioni, dopo la nostra separazione siamo sempre rimasti in ottimi rapporti. 

Devo parlare della nuova realtà che si crea per nostro figlio con la mia partenza da San Remo, lui non è mai stato da solo; come padre sono sempre stato apprensivo, lasciarlo senza lo sguardo di un genitore mi crea angoscia, questo è proprio il motivo per cui ho deciso di andarla a trovare ; suono il campanello e lei mi apre; 


"Ciao Claudia, come stai?"
"Bene, come mai qui, ci sono delle incomprensioni con Angelo?"
"No, nessun problema, sono venuto a farti presente che vado via da San Remo, vado a lavorare all'estero ed Angelo rimarrà da solo insieme la sua ragazza, lo so che non è solo, ma mi piace pensare che in qualche modo tu gli farai sentire di più la tua presenza su di lui, mi sentirei più tranquillo"

Dopo una riflessione, risponde:

"Cosa devo fare? Lui ha la sua vita! Certamente gli telefonerò più spesso, ma non posso fare molto, anch'io ho la mia vita, la mia famiglia, non ti aspettare molto da me, quando mi sarà possibile andrò a trovarlo, lo sai che ho anch'io i miei problemi e non vivo da sola, non faccio tutto quello che voglio; anzi, sai cosa penso, questa situazione lo farà maturare più in fretta, così dovrà assumersi quelle responsabilità che con la tua presenza gli hai sempre sollevato, in questo modo lui potrà scegliere da solo la sua vita."
"D'accordo, dovevo dirtelo, certamente farai quello che potrai!".
"Pietro dove andrai a lavorare e cosa farai?"
"Vado a Parigi, Gerard mi offre un posto di lavoro nella sua azienda ed un appartamento ammobiliato".
"Sono contentissima questa è una bella notizia, speriamo che col tempo tu possa ritrovare la serenità perduta, te lo meriti; adesso però scusami, devo prepararmi perché devo andare a lavorare."

"Certo vado via anch'io, ho ancora molte cose da fare, sono passato da te solo per avvisarti di questi cambiamenti, ti auguro un buon lavoro, un bacio e vado via, prima di partire passerò a salutarti ciao."

"Benissimo rimaniamo d'accordo così, ciao e anche a te buona giornata!".

Rimangono due giorni all'arrivo di Gerard, ancora ho qualche cosa da sbrigare e dopo darò la mia risposta alla sua proposta, devo mettere ancora bene tutto a fuoco, un poco sono disorientato, tutto troppo in fretta mi ha confuso la mente, dovrò avvisare Luciano (il signore che mi ha sub affittato l'alloggio) farò presente che lascio l'appartamento per motivi di trasferimento, darò le chiavi a mio figlio, domani sarà davvero una giornata impegnativa, adesso però voglio passeggiare e riordinare le idee.
-le valige - 

Tornavo a casa con queste riflessioni e strada facendo guardo tutto intorno San Remo, passeggio con calma, Piazza Cuccioli, quante volte ci sono passato da qui, oppure sul lungo mare Calvino ammiro sempre la bellezza delle onde spesso increspate dal vento che ne accarezza l'acqua, oppure gli alberi che ne abbelliscono il viale, panorama che mi rimarrà sempre nel cuore. Nel mio passeggio mi spingo lentamente per le vie della cittadina, ogni tanto mi fermo e mi siedo in qualche panchina a riposare e riflettere su gli ultimi eventi.

Mi sono alzato presto stamattina e stare tutta la giornata in giro è pesante, non ho voglia di andare a casa a mangiare, voglio andare fino al mercato dei fiori, uno dei più importanti d'Europa sia per grandezza sia per l'importanza specifica, qui c'è il commercio della "floricola" per tutta l'Europa meridionale e del bacino mediterraneo, c'è un po' di tutto, una grande varietà di scelta di fiori. Mi sto informando bene visto che ci dovrò lavorare con le piante, chissà perché penso a quella nel vaso che ho dato a Gerard da tenermi da parte, una pianta che ha sempre attirato il mio sguardo per la sua bellezza, poi mi affascina il nome - ( Uccello del paradiso - Strelitzia Reginae ), una pianta che si può tenere in casa, viene dalle zone tropicali, i suoi colori sono caratteristici, come il giallo canarino, talmente bello che ha sempre sviluppato la mia fantasia, ho sempre amato i fiori e la loro fragranza e delicatezza, simbolo di purezza e bellezza della natura, così appena ho potuto l'ho comprata e messa in un vaso da tenere in salotto a rallegrare la mia vista.

Mi fermo al bar, mangio un panino e bevo un bicchiere d'acqua, un'occhiata al telegiornale, (tanto le notizie sono sempre le stesse, morti, rapine e catastrofi naturali), mai notizie che ci rallegrino, poi ascoltare sempre all'ora di pranzo queste notizie non sono certo un digestivo per chi mangia, comunque dopo un po' decido di ritornare a casa ed incominciare a sistemare quello che dovrò portare con me a Parigi.

Attraverso le vie di San Remo, il suo casinò, delizia e disgrazia per giocatori d'azzardo(sognatori) incalliti, camminando ripenso a tutta la mia vita, le immagini scorrono veloci davanti gli occhi, sembrano proiettate in tridimensionale talmente le vedo vicini, sono inarrestabili si scompongono in figure, in immagini che escono limpide ricordando il vissuto, i pochi attimi di vera felicità si mescolano e scompaiono nel nulla, invece i momenti tristi o brutti, sembrano attimi infiniti, interminabili, che si susseguono uno dietro l'altro e come ferite mai cicatrizzate ti scalfiscono le membra e s'insinuano duramente nel cuore, creando quelle fitte che non ti abbandonano mai.

Sono quasi vicino casa, entro nel supermercato compro un panino e qualcosa da mangiare per cena, quindi dopo aver pagato alla cassa, esco e mi accingo a rientrare a casa, così dopo un paio di minuti entro e mi siedo in poltrona stanco della giornata che sta finendo.
Dopo cinque minuti incomincio a riempire le valige di tutto quello che voglio portare con me, ovviamente non faccio le cose di corsa, ma nella mia lentezza, osservo con attenzione tutto quello che dovrò portare, anche le foto sono importanti, con loro trasferirò momenti ingialliti dal tempo ma limpidi nella mia memoria.
Quando fai qualcosa d'importante, il tempo scorre velocemente e non ti accorgi che è già arrivato il tramonto che insieme all'alba, per me, è uno dei momenti più belli della giornata. Quando vedo il sole calare, rimango ipnotizzato dalla bellezza e dai riflessi della natura, un regalo unico che ricevo e l'apprezzo con amore, perché fa parte di quel disegno Divino che tutti i giorni si manifesta a noi in una delle sue forme più spettacolari ed ineguagliabili, quei riflessi che puoi paragonare al tuo vivere nei particolari più luminosi o più grigi in base alla tua vita e ne puoi appendere tanti quadri e farne una stanza da ammirare in tutti quei momenti fotografati e conservati nella memoria.


(la risposta)





Avvolto dai pensieri, non mi accorgo che è già l'ora di cena, così sento il richiamo della fame e preparo un bel piatto di pasta col sugo, di solito mangio solo il primo piatto, oppure il secondo, dipende da cosa ho nel frigorifero, la pasta mi piace troppo e difficilmente ci rinuncio, non me la faccio mai mancare.

Dopo cena, decido di fare una piccola passeggiata per digerire un po' e per fare luce su tutti gli eventi, penso al mio futuro, l'ambiente che troverò, i francesi sono tanto diversi dagli italiani, la loro cultura è più aperta rispetto alla nostra, non si sente la presenza della Chiesa, per cui il laicismo è più concreto rispetto al nostro.
Torno a casa e vado a dormire stanco della giornata trascorsa, domani dovrò occuparmi delle ultime cose rimaste da fare prima che arrivi Gerard.

Il mattino ultimamente sono sempre agitato, mi capita quando devo fare qualcosa d'importante, così anche oggi mi sento ansioso, fa parte del mio carattere emotivo, eppure non dovrei, considerando che il mio amico non mi crea nessun tipo di pressione.
Esco in strada e vado a cercare Luciano, devo comunicargli che lascio l'alloggio e che può ritirare le chiavi da mio figlio dopo che sarò partito.
L'incontro al bar che frequenta normalmente, lui è un assiduo giocatore di carte, quando lo cerchi, sai già dove trovarlo, sembra un monumento del bar con la sua voce grossa e roca, quando lui non c'è si sente e come se nella stanza mancasse un mobile o qualche altro elemento dell'arredamento.

Lo chiamo in disparte e gli racconto i miei ultimi avvenimenti e per quale motivo lascio l'appartamento, ovviamente come sospettavo, la prima cosa che mi chiede sono i soldi per non aver rispettato gli accordi, mortificato gli dico che non li ho, posso solo dare in cambio i miei mobili come risarcimento. Dopo un po' di discussione, in mancanza di altro accetta.
Soddisfatto, gli faccio firmare un foglio per il nostro accordo, questo perchè non voglio lasciare nei guai mio figlio, Luciano è un tipo pericoloso, spesso immischiato in lavori poco leciti, è un personaggio particolare, un viso segnato da una cicatrice, indice di qualche brutta avventura, capelli un po' brizzolati, alto circa un metro e ottanta, tarchiato, sempre vestito con una tuta blu da meccanico, fondamentalmente è considerato un elemento appartenente agli ambienti della malavita, quindi meglio lasciare tutto tranquillo senza equivoci.
La giornata scorre veloce, riesco a concludere tutti i miei giri, completando tutto il da fare.

La sera vado a casa di mio figlio per cena e dopo gli dico che domani sarei partito con Gerard, lo stringo forte a me lo bacio e lo saluto con la tristezza nel cuore, anche lui lo sento triste baciandomi mi consola dicendomi che ci rivedremo presto di stare tranquillo, gli addii non mi sono mai piaciuti, troppa angoscia.

Dopo cena subito a letto, domani sarà un giorno troppo importante e voglio essere in forma; come sempre in questi casi la notte è sempre tormentata e non riesco a prendere subito sonno, ma poi mi addormento senza accorgermene, così mi ritrovo all'alba pronto ad alzarmi ed affrontare il giorno con tutta la forza del mio spirito.

Alle otto in punto mi suona il cellulare è Gerard, mi avvisa che sarebbe arrivato a San Remo alle dieci, sarebbe passato direttamente da casa mia, ha un appuntamento alle undici e gli avrebbe fatto piacere portarmi con lui.
Sono molto nervoso, guardo in continuazione l'ora, ma non passa mai, penso che l'uomo è sempre schiavo del tempo, si sovrappone sempre tra te e qualsiasi cosa che devi fare, non si può fare a meno di evitarlo.
Per distrarmi esco e vado al bar sotto casa, ordino un caffè, faccio colazione, dopo prendo il giornale che è su un tavolino e leggo distrattamente qualche articolo, guardo ancora l'orologio appeso alla parete del bar, entra anche un conoscente, scambiamo alcune parole di poco conto, mi offre una sigaretta, la tengo in mano spenta, poco dopo lui esce dal bar, deve andare a lavorare.
Nervoso ritorno a casa, mi siedo in poltrona e ruoto tra le dita la sigaretta spenta, non so cosa fare non fumo più, qualche volta mi capita di fumarne una ed è sempre una meraviglia assaporarne il gusto, preso da questi pensieri mi viene automatico accenderla, che buona penso, l'aspiro profondamente e resto un attimo senza respirare, trattengo il fiato e gusto il profumo che emana, ne sento gli odori resto estasiato, fumo lentamente, voglio che duri il più a lungo possibile, ogni aspirata è un rito d'amore verso la sigaretta, gioco quando butto fuori il fumo lo faccio salire in aria verso il soffitto formando cerchietti, li guardo mentre si sovrappongono l'uno sull'altro, chiudo gli occhi e continuo ad aspirarne ancora fino la fine, certe volte basta una sigaretta per farti stare bene.

Mi sento più tranquillo, chissà perché la sigaretta mi ha sempre dato un senso di calma, lo so che è solo un fattore psicologico, se ci penso serenamente ne deduco che parte della mia ansia è dovuta proprio al fumo che ne caratterizza i miei limiti, preso dai pensieri suona il campanello:
"Chi è"
"Ciao sono Gerard scendi?"
"Arrivo"
scendo in strada saluto il mio amico e saliamo in auto.
Alle undici in punto c'incontriamo con la persona con cui aveva l'appuntamento, dopo le presentazioni discutono mezz'ora, quindi Gerard fa l'ordinazione dei fiori e piante che serviranno a Parigi per la sua attività, infine andiamo al ristorante a mangiare.

"Allora hai pensato alla mia proposta di lavoro?"
"Certo che ci ho pensato e molto, se sei d'accordo partirei subito con te, ho già preparato i miei bagagli e sorrido leggendo nei suoi occhi la soddisfazione di avermi vicino"
"Benissimo volevo sentire questo sono felice, dopo pranzo partiamo subito abbiamo molta strada da fare e poi devi sistemarti nella tua nuova casa di Parigi".





(Parigi)



Finito di pranzare andiamo direttamente nella mia abitazione prendiamo i bagagli, usciamo, mettiamo tutto in macchina e partiamo; passiamo un attimo nel negozio dove lavora la ragazza di mio figlio, la saluto lasciando le chiavi dell'alloggio, ricordando di darle a Luciano in serata.

"Gerard un'ultima cosa devo salutare Claudia gli avevo promesso che sarei passato un attimo a salutarla se non ti dispiace c'impiego solo un momento, ecco ferma qui grazie."
"Va bene fai presto"
Così suono dà Claudia là saluto e ritorno subito in auto.

Sono le tredici abbiamo circa sette ore di strada da fare quindi partiamo subito verso Ventimiglia e prendiamo l'autostrada, mi è sempre piaciuto viaggiare, percorrere questa strada è emozionante, con Gerard ascoltiamo un po' di musica e nello stesso tempo ricordiamo la nostra infanzia così rendiamo il viaggio più rilassante e piacevole.
Percorriamo l'autostrada a velocità normale, non riesco a vedere le città che attraversiamo, qualche volta vedo in lontananza il centro abitato come nei presepi case disposte a riempire il panorama.
Intanto siamo arrivati al pedaggio di Auxerre, siamo quasi alla fine del viaggio il tempo è volato piacevolmente anche se qualche volta il pensiero era rivolto a mio figlio, sentivo già la sua mancanza.
Il mio caro amico sa tirarmi su il morale mi parla di Parigi una città meravigliosa, mi ricorda che quando eravamo giovani gli dicevo sempre che avrei fatto follie per poterci vivere e adesso come uno scherzo del destino a cinquant'anni realizzo un sogno che avevo ormai dimenticato, ed è vero il detto "mai, dire mai" si addice a qualsiasi situazione.
Ormai è tardi e siamo stanchi, quindi arrivati a Parigi andiamo direttamente a casa mia così posso subito prenderne possesso, lui mi fa vedere la composizione delle stanze, e subito dopo usciamo per andare a mangiare al ristorante.

"Mio caro per questa sera ti devi accontentare di una cena al ristorante, poi domani penseremo ad organizzare prima la tua abitazione e dopo faremo una piccola scorta alimentare"
"D'accordo Gerard non so cosa dirti"
"Ecco bravo non dire niente, adesso ti porto a mangiare in un ristorante tipico italiano il proprietario è italiano e la sua cucina tipicamente Toscana"
Così dicendo ferma la sua auto in Rue Brunel e parcheggia e c'incamminiamo a piedi, il ristorante è vicino a Porte-Maillot ed eccoci arrivati in 6 Rue du Dèbarcadére.

Effettivamente il locale è bellissimo ed i prezzi sono molto accessibili per essere a Parigi (da 50€ a 100€), certamente adesso non potrei permettermi una cena qui.

Entriamo e subito l'addetto alla sala riconoscendo Gerard, ci fa accomodare ad un tavolo vicino la vetrata dove si guarda fuori in strada e quindi ci consiglia di prendere - linguine e vongole e come secondo piatto un ottimo carpaccio di manzo con rucola e formaggio e da bere un buon Chianti.
Tutto troppo buono e questa sera è stata davvero bellissima era molto tempo che non mi sentivo in questo modo rilassato e tranquillo.
Abbiamo cenato e parlato per tutta la sera, tutto intorno è magico al punto che mi sembra di vivere in un sogno.

Dopo cena mi riaccompagna nella mia abitazione al 24 Boulevard Maillot e così occupo posto a casa mia, Gerard mi saluta e mi fissa un appuntamento per il giorno dopo verso le 10, 00.

Ed eccomi solo in questa nuova avventura della mia vita, non mi sembra vero, mi sentivo un piede nella tomba e all'improvviso tutto ha ricominciato a girare nel verso giusto.

Entro in salotto e mi accomodo in poltrona, esausto non ho nemmeno la forza di aprire i bagagli, sistemare i vestiti e tutto il resto, infatti farò questo domani, per questa giornata basta così, mi accorgo della mia pianta (quella che avevo dato poco tempo fa a Gerard da mettere qui in salotto) oh che bella, mi avvicino e gli parlo dolcemente; 
"Ciao mi sei mancata, vedo che ti hanno trattata bene sei bellissima, adesso riprenderò nuovamente io a curarti mia dolce principessa, (io la chiamo così) il suo nome deriva dalla regina Carlotta di Meclemburgo e la sua storia mi ha affascinato ella fu (la Regina consorte che regnò più a lungo 57 anni), ebbe 15 figli, una volta erano molto prolifici; in ogni caso questa è una pianta bellissima.

Mi sento stanchissimo vado a letto, domani sarà un'altra giornata di quelle intense e quindi meglio dormire subito, buona notte principessa.



La Principessa Carlotta.


Ed eccomi a letto, finalmente posso rilassarmi dopo venti giorni di stress, sono a Parigi nel luogo dei miei sogni, è presto per dirmi realizzato, ma la mia vita sembra aver nuovamente svoltato.

Spesso mi accade che quando cambio letto non riesco ad addormentarmi facilmente, anche se sono stanchissimo non ci riesco, chiudo gli occhi, ma non c'è niente da fare, incomincio a girarmi e rigirarmi, penso e senza motivo mi viene in mente la mia pianta, la mia principessa Carlotta.

In questi momenti la fantasia si libera, mi sento come quando si è in dormiveglia, la mia pianta incomincia a prendere le sembianze umane, incredibile come si possa avere in questi istanti la sensazione di realtà, la sento viva che mi guarda con gli occhi grandi e marroni, un lieve sorriso tipo quella della Gioconda di Leonardo, ma è un sorriso che mi affascina, sembra voglia dirmi di essere vera e non frutto della mia fantasia.

Nel sogno mi dice di andarla a trovare spesso, lei ha apprezzato molto di essere sempre con me anche a Parigi e che mi starà sempre vicino.
Poi mi addormento profondamente ma la sensazione di aver vissuto quella realtà mi rimane. 

Il giorno dopo mi sveglio all'alba, strano ma contento anche se il cambio del letto mi ha procurato mal di schiena, qualche acciacco di noi cinquantenni!

Guardo dalla finestra e subito ricevo una nuova sensazione, mi rendo conto che tutto è diverso, anche l'aria non è più la stessa di quella che respiro di solito a San Remo, non sento più la salsedine del mattino, qui l'aria è più pesante, quasi soffocante. 
I gas di scarico delle macchine già inquinano l'aria anche se sono solo le sei del mattino, vedo un corso dove c'è un viale alberato, le auto vanno già a pieno ritmo; la zona sottostante casa mia è silenziosa, fin troppo, ma non mi dispiace, mi accorgo di essere in un centro nuovo della città, sono vicino alla fermè Saint Lazare da una parte e di fronte c'è Rue de Chabrol che è molto movimentata, evidentemente parte del traffico passa da qui per poi dividersi nella parte centrale della città, dove probabilmente hanno meta la maggior parte delle auto che prendono questo corso.

La giornata scorre velocemente, dopo essermi fatto la mia toilette, mi vesto con calma e quindi scendo in strada per fare una piccola passeggiata, nello stesso tempo ricevo una telefonata da Gerard che si scusa di non poter essere da me in mattinata, impegni improvvisi non gli permettono di mantenere l'impegno preso ieri sera con me, in ogni caso ci vedremo alle 12, 30 per il pranzo.

Così decido di fare un piccolo tour di Parigi, salito su un bus guardo la città, sembro un bambino che non sa dove andare, ma la cosa mi piace, nella mia vita ho sempre odiato fare le cose già organizzate, la vita và presa alla giornata, si soffre di meno.
Ad un certo punto mi trovo in una grande piazza e decido di scendere, voglio provare a parlare in francese, mi avvicino ad una persona e gli chiedo: 
"Appellez-vous cet endroit?"(come si chiama questa piazza?) mi risponde "Place Vendòme".

Guardo ammirato questa piazza è meravigliosa, anzitutto mi colpisce il numero degli alberghi e ristoranti che ci sono tutto intorno il perimetro, poi compro ad una edicola la storia della piazza e mentre guardo, leggo che è una delle più famose di Parigi fatta costruire da Luigi XIV per costruirci la Biblioteca Reale, anticamente c'era una statua del Re a cavallo ma durante la rivoluzione francese è stata abbattuta e fusa, ma la cosa curiosa è che di questa statua se ne conservò solo un piede, oggi è in mostra al Museo Carnevalet.

Tutte queste nuove conoscenze mi appassionano, non mi accorgo che il tempo scorre veloce, infatti puntualmente mi arriva la telefonata del mio amico mi chiede dove mi trovo, io gli spiego che sono in Place Vendòme, così in breve tempo mi raggiunge.

"Ciao Piero" - mi dice - "incominci a fare amicizia con la città, che effetto ti fa?"
"Dopo averlo salutato"- gli dico -"sono affascinato di questa piazza e di tutto quello che ho visto fino a questo momento anche quando il bus si spostava!"
"Bene è un buon sintomo questo, dai andiamo a mangiare perché oggi non ho tempo, ti darò dei soldi e andrai tu a fare la tua spesa così impari!"
"Come dici tu, per me va bene, voglio imparare in fretta a muovermi da solo, dai andiamo che ho fame"

Così entriamo in un ristorante di quelli che ci sono nel perimetro della piazza, occupiamo un tavolo, ordiniamo e mangiamo velocemente, Gerard ha fretta deve incontrarsi con alcuni rappresentanti della città.

Dopo pranzo rimango un po' in piazza ad ammirare le particolarità che ci sono da vedere, mi accorgo che in questa piazza c'è l'Hotel Ritz, quello famoso dove soggiornò le ultime ore di vita la Principessa Diana d'Inghilterra.
Non avevo ancora voglia di tornare a casa per fare la spesa, voglio approfittare di queste ore per visitare un po' la città.

Prossima tappa (l'emblema di Parigi) la tour Eiffel.
Salgo sopra un bus che mi porta fino alla torre, dopo un po' di tragitto. Ecco la vedo di fronte: imponente domina la città con i suoi 324 mt. di altezza. Scendo dal bus e m'incammino. 

È incredibile l'effetto che mi fa, mi sento emozionato, non credevo potesse accadermi di fronte a questa attrazione della città, che ho desiderato vedere. Scopro una cosa particolare che pochi penso sappiano: la torre varia di altezza tra estate ed inverno di circa 15 centimetri. Questo è dovuto al fatto che, essendo tutta costruita in ferro, subisce una dilatazione termica che causa la diversità d'altezza in queste due stagioni.

Visito in lungo ed in largo tutta la zona e mi trovo in mezzo a tanti monumenti e zone importanti di Parigi tra cui il famosissimo museo de Louvre, ma questo penso di visitarlo di domenica, perché l'arte mi piace e voglio stare tutto il tempo che posso, senza aver premura.

Adesso sono felice ma stanchissimo e ritorno a casa, ma prima di rientrare nell'abitazione, faccio tappa al supermercato, così faccio un po' di spesa.

Ecco, adesso sono al caldo, i termosifoni di casa, tengono una temperatura piacevole al mio corpo, sistemo quello che ho comprato, lo metto in ordine ed approfitto anche per sistemare i vestiti che avevo nelle valige.

Quindi esausto mi avvicino alla mia principessa metto un po' d'acqua nel vaso, mi siedo in poltrona, voglio riposare un po': chiudo gli occhi e mi addormento.

sabato 5 maggio 2012

GUARDANDO L'ALBA.




L'alba è come gli occhi delle persone
li guardi e piano piano t'accorgi con chi sei
scendi nel suo interiore e leggi il suo cuore
senti il vibrare del suo amore splendendo
come il sole in cielo...


L'alba è nascere tutti giorni rigenerarsi
sviluppare l'energia che ci sostiene nei nostri umori
non è mai uguale a volte è allegro
come gli uccelli che volano liberi
a volte è cupo come le nuvole che
s'inseguono urlando la voce della loro unione...


l’alba è il magma che sboccia dal seno della notte
e infiamma l’orizzonte lontano
pare che lambisca il tuo cuore
avvolto ancora dalla bruma dei sogni


...L’alba è il tuo io fanciullino 
che attende di affacciarsi alla vita, 
e suggere la brina del mattino
che scompiglia i capelli con carezze leggere…

l'alba è un lontano aquilone, che si libra leggero
sugli affanni delle ore.
l’alba sei tu, amico mio, sono io
quando raccogliamo spighe di luce
per donarle a chi ha fame di gesti
e parole d’amore…

a 4 mani con Annysea


giovedì 2 febbraio 2012

INTERVISTA SU LA MENTE E IL CUORE -







Giuseppe Bellanca (pseudonimo inchiostrodamore) nasce in un piccolo paese della Sicilia Orientale nelle vicinanze di Taormina che egli definisce come:
“un luogo splendido che di per sé fa poesia attraverso immagini, panorama e storia antichissima. Lo definirei come ambiente molto naif dove artisti di ogni luogo si avvicinano ogni anno lasciando il loro segno tangibile”.
La sua gioventù è molto travagliata. La prematura perdita del padre, i due anni passati in collegio, molto lontano dagli affetti più cari, lo fanno crescere più in fretta rispetto ai ragazzi della sua età. Ciò lo ha portato a sviluppare profondi sensi di malinconia e tristezza che, gli ulteriori accadimenti della vita, hanno sicuramente accentuato. Ciò gli ha permesso di sviluppare una sensibilità particolare che lo ha avvicinato alla poesia.
D: Perché la scelta dello pseudonimo inchiostrodamore , cosa rappresenta per te questo nick?
R: E’nato così improvvisamente da un sorriso all’amore, l’ho fatto mio nell’identificazione di molte mie poesie che ne decantano la bellezza e gli stati d’animo che l’amore crea.
D: Hai citato l’amore, un sentimento che ognuno di noi vede con occhi particolari. Vorresti dirci cosa è per te l’amore?
R: L’Amore, per me è l’essenza primaria della vita. Vita che genera vita attraverso milioni di molecole incontrollabili date dalle sensazioni che sprigionano una magia che può durare un attimo o la vita intera.
D: Come definiresti la poesia, che cosa è per te?
R: Definisco poesia quell’inchiostro rosso che intingi al centro del tuo cuore, lo bagni in continuazione creando quel fascino misterioso di sensazioni d’amore, di dolore, di tristezza, di gioia, di passione, d’inesattezze o di certezze, di utopie, che chiamo pillole per la mente. Esse servono per cibarla, la rendono ingorda e famelica come una bestia feroce pronta ad artigliare la preda.
D: C’è un filone, una tematica che prediligi particolarmente?
R: Scrivo tutto ciò che colpisce la mia mente e la mia fantasia, il mio palcoscenico è la vita che vivo e mi circonda nel mio profondo intimo.
D: Da quanto tempo scrivi e cosa significa per te scrivere?
R: Già da piccolo scrivevo piccoli pensieri, mi piaceva fare bigliettini e lasciarli in ogni angolo della casa; i primi amori suggellavano e plasmavano i miei pensieri, ricucendo i brividi emotivi del mio cuore. Da 20 anni scrivo con intensità, ma sono gli ultimi 3 anni che mi hanno maturato sensibilmente dal punto di vista poetico.
D: Da pochissimo tempo hai un blog, cosa ti ha spinto ad averne uno?
R: E’ la mia casa virtuale, il luogo dove inserisco ciò che mi è più caro, un salotto di lettura che rilassa e disseta la mia mente ricucendo amori e ricordi, gioie e dolori, vita vissuta e vita che non mi appartiene, ma che mi piace comunque raccontare a modo mio.
D: Cosa ti piace leggere, quali sono i tuoi generi preferiti?
R: Leggo sempre la vita – quale libro più colto, quante pagine questo libro, quale autore più completo. Nei miei preferiti, “l’uomo animale”  un genere che mi stupisce sempre.
D: Come nasce la tua ispirazione: da qualche accadimento, da qualcosa che ti colpisce in modo particolare?
R: Le mie ispirazioni … Penso non ci sia un qualcosa di particolare da cui traggo ispirazione, quando scrivo lo faccio di getto ed in un minuto nasce la mia poesia, o meglio, l’idea di essa. Infatti poi c’è il “lavoro di sistemazione” che è abbastanza lungo. Mi piace curare i più piccoli particolari, deve essere “poesia”.
D: C’è una poesia a cui sei più legato e se sì, vorresti spiegarcene il motivo?
R: ho scritto molte poesie, molti sono stati gli argomenti che ho trattato. Ogni poesia è come se fosse un figlio a cui do vita e che vedo cresce attraverso la lettura delle altre persone. Da quanto ho affermato, ben si capisce quanto io sia  legato a tutte le mie poesie. Tuttavia, dovendo scegliere, considero “Un sorriso dal paradiso”, dedicata a mia madre, come la più importante e “Le ferite del cuore” come la più bella, perché s’addentra nella mia interiorità in modo molto profondo.
Penso quindi che valga la pena citare alcuni versi delle poesie nominate dall’autore, incominciando proprio da “Un sorriso dal paradiso”. In essa viene descritta la sofferenza della madre per l’assenza, “costretta da eventi drammatici” dell’amato. Il legame affettivo e la condivisione, potevano essere mantenuti solo attraverso le lettere, riposte e gelosamente custodite in un cassetto. Nella parte centrale della poesia, si evince la difficoltà della vita di questa donna che tanto amore ha dato i figli. Ed ecco che nella chiusa traspare la restituzione di quell’amore scritto con l’inchiostro del cuore. Una dote terrena da portare all’amato che da tempo attende in un’altra dimensione, una sorta di pegno per la ricongiunzione celestiale che avviene attraverso il figlio.
La guerra…
… la prigionia…
lettere d’amore
promesse di vita futura
parole scritte col cuore
conservate per tutta la vita
nel cassetto…

………………….
il tuo amore
quante volte ho letto
la tua tristezza
adesso sono qui
davanti la tua bara
mi avvicino al tuo viso
ormai freddo
ti bacio sulla fronte
ti sussurro dolcemente
mamma ecco le tue lettere
portale al tuo sposo
ti sorriderà.
E ora propongo uno sguardo ad alcuni versi che si riferiscono alla parte finale di “Le ferite del cuore”. Dalla lettura di questa poesia, si evince il dolore di un animo che sa di aver perso l’amore, eppure nei pensieri esso è sempre più vivo che mai ed è impossibile da cancellare. Ciò è dovuto alla presenza della persona amata che è pronta ad offrire il suo aiuto, non vi è più amore in lei, poiché quel sentimento sì è trasformato in affetto generando profonda amicizia:
……………………..
… passione esplosiva
che m’invade il corpo
al tuo pensiero
rubi il volo nel mio
tragitto
mi trafiggi mille volte e
mille volte ancora
rubi la mia essenza
scrivo pagine d’amore
nel mio diario del cuore
vorrei cancellarti
ma ti trovo sempre
qui a cullare
le mie lacrime.
A me non rimane che ringraziare Giuseppe Bellanca, alias inchiostrodamore, per la sua disponibilità e suggerirei ai lettori di visitare spesso il suo blog. Sicuramente sarà felice di condividere con voi le sue poesie e sarà ancora più felice se riuscirà a suscitarvi pensieri ed emozioni.
Un grazie anche a voi che avete letto
Raggioluminoso