L'alba è come gli occhi delle persone li guardi e piano
piano t'accorgi con chi sei scendi nel suo
interiore e leggi il suo cuore senti il vibrare
del suo amore splendendo come il sole in
cielo...
L'alba è nascere
tutti giorni rigenerarsi sviluppare
l'energia che ci sostiene nei nostri umori non è mai uguale a
volte è allegro come gli uccelli
che volano liberi a volte è cupo come
le nuvole che s'inseguono urlando
la voce della loro unione...
l’alba è il magma
che sboccia dal seno della notte e infiamma
l’orizzonte lontano pare che lambisca
il tuo cuore avvolto ancora
dalla bruma dei sogni
...L’alba è il tuo
io fanciullino che attende di
affacciarsi alla vita, e suggere la brina
del mattino che scompiglia i
capelli con carezze leggere…
l'alba è un lontano aquilone, che si libra
leggero
sugli affanni delle ore. l’alba sei tu,
amico mio, sono io quando raccogliamo
spighe di luce per donarle a chi
ha fame di gesti e parole d’amore…
Giuseppe Bellanca (pseudonimo
inchiostrodamore) nasce in un piccolo paese della Sicilia Orientale nelle
vicinanze di Taormina che egli definisce come:
“un luogo splendido che di per sé fa poesia attraverso
immagini, panorama e storia antichissima. Lo definirei come ambiente molto naif
dove artisti di ogni luogo si avvicinano ogni anno lasciando il loro segno
tangibile”.
La
sua gioventù è molto travagliata. La prematura
perdita del padre, i due anni passati in collegio, molto lontano dagli affetti
più cari, lo fanno crescere più in fretta rispetto ai ragazzi della sua età.
Ciò lo ha portato a sviluppare profondi sensi di malinconia e tristezza che,
gli ulteriori accadimenti della vita, hanno sicuramente accentuato. Ciò gli ha
permesso di sviluppare una sensibilità particolare che lo ha avvicinato alla
poesia.
D: Perché la scelta dello pseudonimo
inchiostrodamore , cosa rappresenta per te questo nick?
R: E’nato così improvvisamente da un sorriso
all’amore, l’ho fatto mio nell’identificazione di molte mie poesie che ne
decantano la bellezza e gli stati d’animo che l’amore crea.
D: Hai citato l’amore, un sentimento che ognuno di
noi vede con occhi particolari. Vorresti dirci cosa è per te l’amore?
R: L’Amore, per me è l’essenza primaria della vita.
Vita che genera vita attraverso milioni di molecole incontrollabili date dalle
sensazioni che sprigionano una magia che può durare un attimo o la vita intera.
D: Come definiresti la poesia, che cosa è per te?
R: Definisco poesia quell’inchiostro rosso che
intingi al centro del tuo cuore, lo bagni in continuazione creando quel fascino
misterioso di sensazioni d’amore, di dolore, di tristezza, di gioia, di
passione, d’inesattezze o di certezze, di utopie, che chiamo pillole per la
mente. Esse servono per cibarla, la rendono ingorda e famelica come una bestia
feroce pronta ad artigliare la preda.
D: C’è un filone, una tematica che prediligi
particolarmente?
R: Scrivo tutto ciò che colpisce la mia mente e la
mia fantasia, il mio palcoscenico è la vita che vivo e mi circonda nel mio
profondo intimo.
D: Da quanto tempo scrivi e cosa significa per te
scrivere?
R: Già da piccolo scrivevo piccoli pensieri, mi
piaceva fare bigliettini e lasciarli in ogni angolo della casa; i primi amori
suggellavano e plasmavano i miei pensieri, ricucendo i brividi emotivi del mio
cuore. Da 20 anni scrivo con intensità, ma sono gli ultimi 3 anni che mi hanno
maturato sensibilmente dal punto di vista poetico.
D: Da pochissimo tempo hai un blog, cosa ti ha
spinto ad averne uno?
R: E’ la mia casa virtuale, il luogo dove inserisco
ciò che mi è più caro, un salotto di lettura che rilassa e disseta la mia mente
ricucendo amori e ricordi, gioie e dolori, vita vissuta e vita che non mi
appartiene, ma che mi piace comunque raccontare a modo mio.
D: Cosa ti piace leggere, quali sono i tuoi generi
preferiti?
R: Leggo sempre la vita – quale libro più colto,
quante pagine questo libro, quale autore più completo. Nei miei preferiti,
“l’uomo animale” un genere che mi stupisce sempre.
D: Come nasce la tua ispirazione: da qualche
accadimento, da qualcosa che ti colpisce in modo particolare?
R: Le mie ispirazioni … Penso non ci sia un
qualcosa di particolare da cui traggo ispirazione, quando scrivo lo faccio di
getto ed in un minuto nasce la mia poesia, o meglio, l’idea di essa. Infatti
poi c’è il “lavoro di sistemazione” che è abbastanza lungo. Mi piace curare i
più piccoli particolari, deve essere “poesia”.
D: C’è una poesia a cui sei più legato e se sì,
vorresti spiegarcene il motivo?
R: ho scritto molte poesie, molti sono stati gli
argomenti che ho trattato. Ogni poesia è come se fosse un figlio a cui do vita
e che vedo cresce attraverso la lettura delle altre persone. Da quanto ho
affermato, ben si capisce quanto io sia legato a tutte le mie poesie.
Tuttavia, dovendo scegliere, considero “Un sorriso dal paradiso”,
dedicata a mia madre, come la più importante e “Le ferite del cuore”
come la più bella, perché s’addentra nella mia interiorità in modo molto
profondo.
Penso
quindi che valga la pena citare alcuni versi delle poesie nominate dall’autore,
incominciando proprio da “Un sorriso dal paradiso”.
In essa viene descritta la sofferenza della madre per l’assenza, “costretta da
eventi drammatici” dell’amato. Il legame affettivo e la condivisione, potevano
essere mantenuti solo attraverso le lettere, riposte e gelosamente custodite in
un cassetto. Nella parte centrale della poesia, si evince la difficoltà della vita
di questa donna che tanto amore ha dato i figli. Ed ecco che nella chiusa
traspare la restituzione di quell’amore scritto con l’inchiostro del cuore. Una
dote terrena da portare all’amato che da tempo attende in un’altra dimensione,
una sorta di pegno per la ricongiunzione celestiale che avviene attraverso il
figlio.
La guerra…
… la prigionia…
lettere d’amore
promesse di vita futura
parole scritte col cuore
conservate per tutta la vita
nel cassetto…
…………………. il tuo amore
quante volte ho letto
la tua tristezza
adesso sono qui
davanti la tua bara
mi avvicino al tuo viso
ormai freddo
ti bacio sulla fronte
ti sussurro dolcemente
mamma ecco le tue lettere
portale al tuo sposo
ti sorriderà.
E
ora propongo uno sguardo ad alcuni versi che si riferiscono alla parte finale
di “Le ferite del cuore”. Dalla lettura di questa poesia,
si evince il dolore di un animo che sa di aver perso l’amore, eppure nei
pensieri esso è sempre più vivo che mai ed è impossibile da cancellare. Ciò è
dovuto alla presenza della persona amata che è pronta ad offrire il suo aiuto,
non vi è più amore in lei, poiché quel sentimento sì è trasformato in affetto
generando profonda amicizia:
……………………..
… passione esplosiva
che m’invade il corpo
al tuo pensiero
rubi il volo nel mio
tragitto
mi trafiggi mille volte e
mille volte ancora
rubi la mia essenza
scrivo pagine d’amore
nel mio diario del cuore
vorrei cancellarti
ma ti trovo sempre
qui a cullare
le mie lacrime.
A me non rimane che ringraziare Giuseppe
Bellanca, alias inchiostrodamore, per la sua disponibilità e suggerirei ai
lettori di visitare spesso il suo blog. Sicuramente sarà felice di condividere
con voi le sue poesie e sarà ancora più felice se riuscirà a suscitarvi
pensieri ed emozioni.
quella silenziosa quella che si oppone alla realtà alla struttura alla luce che s'infrange nella sua potenza col suo bagliore col suo trafiggere il mondo nella facilità d'espandersi di riflettersi di cancellare il buio che si contrappone all'ignoranza alla presunzione all'arroganza all'essere sicuro dell'onnipotenza d'essere i più forti indispensabili unici rincorrere a passi veloci l'indipendenza dagli altri distaccarsi da tutto e da tutti sentirsi padroni e poi d'un tratto fermarsi guardarsi intorno sentire gli sguardi di chi ti guarda e ti giudica quando nemmeno tu sai giudicarti perché ti accorgi d'essere piccolo... piccolo... nell'immensità dell'universo dove il giorno e la notte giocano a nascondino le stagioni si susseguono sempre una dopo l'altra il caldo e il freddo l'amore e l'odio il bene e il male sono solo l'espressione della vita... - allora l'altra parte di me - quella che parla quella che ama si guarda intorno dove la luce degli occhi non può vedere dove le orecchie non possono sentire anche quando ti sforzi con tutte le tue forze per ascoltare anche quando non c'è nessuno che ti parla"allora" guardo il mare che con il suo movimento inarrestabile ti sussurra parole che devi solo capire "oppure" guardo l'azzurro del cielo limpido che con il suo sorriso ti manda messaggi che devi solo decifrare la luna le stelle del firmamento tutto ci parla ed io guardo incantato e sento la Grazia di Dio che ci perdona tutti i giorni rinnovandoci sempre la sua Benedizione quando penso tutto questo posso chiudere gli occhi - felice d'aver vissuto un altro giorno sentendo su di me la tua presenza -
Guardo le tue labbra profumate di linfa vitale sono leggermente gonfie carnose di dolce passione m’attira follemente l’ardore infinito di raggiungerle parlarci e sfiorarle tremare insieme al vento impetuoso di quelle sensazioni che vibrano dentro noi il bacio è l’inizio di tutto sconvolge i nostri sensi basta un semplice ed unico bacio per entrare in simbiosi spingerci l’uno contro l’altro partecipare e condividere momenti intimi d’amore infinito [cos’è un bacio se non l’esternazione massima dell’amore… cosa sarà mai l’amore se non ci fosse un bacio…] a volte riesci a sanare anche i momenti irascibili… con un bacio si tocca l’inferno e il paradiso…
Ti aspetto in ogni e dove luce che rifletti voli di farfalle liberate al vento di suoni di violini che echeggian nel silenzio pura come l’aria che respiro ogni mattino… vorrei chiamarti amore gridare ad alta voce il tuo nome prenderti per mano e correre nei prati e il sole che bacia il tuo sorriso mentre guardo quell’albero che stringi forte tra le dita… di te che sei la mia speranza e insieme la mia illusione di te che accendi e spegni la forza della mia disperazione di questo cuore innamorato come un mare in tempesta che non trova sazio e liberazione… di quell’utopia che prende a pugni la mia fantasia che si perde negli occhi tuoi
Il brano della settimana degli Autori di: La Mente e il Cuore"Una Chitarra tzigana suonava per me"
intrepida discesa sconnessa e ripida son caduto e poi rialzato e poi caduto ancora non sai il dolore che hai lasciato... timidamente cerco il tuo sguardo sento ancora il calore del tuo corpo in quel tango incandescente che brucia nelle vene al suono d’una chitarra impazzita tra le dita che scuote anche l’anima e ancora e ancora e ancora… giro intorno a te m’inginocchio prendendoti la mano m'avvicino ti cingo a me le mie labbra sfiorano le tue il nostro fiato s’unisce ansimando trepidando sfuggendo amando in un ballo infinito e poi di colpo sfuggi e scappi t'allontani mi lasci solo nell’infinito destino che si destreggia in un fiume infuocato che brucia e mi domina nell’eterna solitudine d’una canzone triste suonata per me…
la motivazione di mettere in evidenza il brano selezionato:
Mancava fra gli autori che ho recensito Giuseppe Bellanca, meglio conosciuto nel nostro Salotto di Poesia La Mente e Il Cuore con l’alias inchiostrodamore, che molto si addice ad uno scrittore del suo spessore.
Il suo brano, Una chitarra tzigana suonava per me, premiato dalla nostra Redazione per Attimi di Poesia è un’opera coinvolgente, appassionata, densa d’amore e mestizia per il doloroso abbandono vissuto dal poeta.
I suoi versi rappresentano una cascata d’emozioni forti e travolgenti, di profondi sentimenti ed attrazioni fatali che uniscono due corpi ardenti, come le vermiglie figure di un tango, danzato fra le note etniche di violini e fisarmoniche tzigane.
Giuseppe va incontro ad un sentiero scosceso che conduce all’amore e alla passione, con audacia e con la saggia consapevolezza di precipitare, lungo le rocce di un cuore distratto e lontano, che gli provoca dolore. Cade e pur si rialza nella speranza che s’apra un varco nel calore incandescente che ha fuso pelle e bocca.
E’ fiamma che brucia le vene e l’anima del nostro autore, in un turbinio infinito di malinconia e sfinimento per l’anelato e vano sentimento non corrisposto. Cerca continuamente e timidamente anche un solo sguardo che può lenire il dolore dell’abbandono.
S’apre uno squarcio sanguinante nello spirito di Giuseppe, scosso dal ricordo di labbra sfiorate, del fiato ansimante che trepida e sfugge.
S’allontana così il suo sogno d’amore, cede il passo al destino crudele, condannato alla solitudine soltanto per aver amato e bramato colei che resterà per sempre nel suo cuore una canzone triste, suonata solo per lui…
La musica è finita, ora è solo silenzio che fa male!
Una poesia stupenda, travolgente, rapisce e trascina il cuore del lettore in un passo frenetico e incalzante che toglie il fiato, fino alla fine.
Ringrazio Giuseppe Bellanca per averci donato una pagina così bella e un tango di versi accesi difficile da dimenticare.